MN 101
Devadaha sutta: Il discorso a Devadaha
Devadahasutta
Devadahavagga
Terjemahan
Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava nella terra dei Sakya, vicino alla città Sakya di nome Devadaha. Lì il Buddha si rivolse ai monaci: “Monaci!”
“Venerabile Signore”, risposero i monaci. Il Buddha disse:
“Monaci, ci sono asceti e bramini che sono di questa dottrina e opinione: ‘Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. Quindi, eliminando le azioni passate attraverso la mortificazione fervente, e non compiendo alcuna nuova azione, non rimane niente per il futuro. Non rimanendo niente per il futuro, le azioni si eliminano. Con l’eliminazione delle azioni, la sofferenza viene eliminata . Con l’eliminazione della sofferenza, le sensazioni vengono eliminate. E con l’eliminazione delle sensazioni, ogni sofferenza sarà espiata’. Questa è la dottrina degli asceti giainisti.
Andai dagli asceti giainisti che dicono questo e dissi: ‘Fratelli giainisti, è vero che questa è la vostra opinione?’ Loro ammisero che lo era.
Dissi loro: ‘Ma, fratelli giainisti, voi sapete per certo che siete esisti in passato, e che non è vero che non siete esistiti?’
‘No, non lo sappiamo, fratello’
‘Ma, fratelli giainisti, voi sapete per certo che avete compiuto azioni malvagie in passato?’
‘No, non lo sappiamo, fratello’
‘Ma, fratelli giainisti, voi sapete che avete compiuto questa o quella cattiva azione?’
‘No, non lo sappiamo, fratello’
‘Ma, fratelli giainisti, voi sapete che così tanta sofferenza è già stata espiata? O che così tanta sofferenza rimane da espiare? O che una volta che tanta sofferenza sarà espiata ogni sofferenza sarà espiata?’
‘No, non lo sappiamo, fratello’
‘Ma, fratelli giainisti, voi sapete della possibilità di abbandonare cattive qualità nella vita presente e di sposare buone qualità?’
‘No, non lo sappiamo, fratello’
‘Quindi, fratelli giainisti, si direbbe che non sappiate per certo che siete esisti in passato, e che non è vero che non siete esistiti; che avete compiuto azioni malvagie in passato; che avete compiuto questa o quella cattiva azione; che così tanta sofferenza è già stata espiata, o che così tanta sofferenza rimane da espiare, o che una volta che tanta sofferenza sarà espiata ogni sofferenza sarà espiata; e non sapete della possibilità di abbandonare cattive qualità nella vita presente e di sposare buone qualità. In questo caso, non è opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare questo: “Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. …”
Ora, immaginate di sapere queste cose. In quel caso, sarebbe opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare questo: “Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. …”
Immaginate un uomo che viene colpito da una freccia imbevuta di veleno, e prova sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. I suoi amici e colleghi, parenti e conoscenti chiamano un chirurgo per curarlo. Il chirurgo incide la ferita con un bisturi, causando sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. Poi scava alla ricerca della punta della freccia, causando sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. Poi estrae la punta della freccia, causando sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. Poi applica il disinfettante alla ferita, causando sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. Dopo del tempo la ferita guarisce e la pelle si rimargina. L’uomo è sano, felice, autonomo, padrone di se stesso, in grado di andare dove vuole.
Pensa: “Venni colpito da una freccia imbevuta di veleno, e provai sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute. I miei amici e colleghi, parenti e conoscenti chiamarono un chirurgo per curarmi. Ogni passo del trattamento fu doloroso. Ma ora la ferita è guarita e la pelle rimarginata. Sono sano, felice, autonomo, padrone di me stesso, in grado di andare dove voglio”.
Allo stesso modo, fratelli giainisti, se voi sapeste queste cose, sarebbe opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare questo: “Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. …”
Ma dato che non sapete nessuna di queste cose, non è opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare questo’.
Detto ciò, quegli asceti giainisti mi dissero: ‘Fratello, l’asceta Giainista del clan Ñātika sostiene di essere onnisciente e onniveggente, di sapere e vedere ogni cosa senza eccezione, così: “Conoscenza e visione sono costantemente e continuamente presenti in me, mentre cammino, sto in piedi, dormo, e sono sveglio”.
Dice: “Oh, asceti giainisti, avere compiuto azioni malvagie in vite passate. Espiatele attraverso queste penitenze dure ed estenuanti. E una volta che vi conterrete da tali azioni di corpo, parola, e mente nel presente, non starete compiendo alcuna azione cattiva per il futuro. Quindi, eliminando le azioni passate attraverso la mortificazione fervente, e non compiendo alcuna nuova azione, non rimane niente per il futuro. Non rimanendo niente per il futuro, le azioni si eliminano. Con l’eliminazione delle azioni, la sofferenza viene eliminata . Con l’eliminazione della sofferenza, le sensazioni vengono eliminate. E con l’eliminazione delle sensazioni, ogni sofferenza sarà espiata”. Noi approviamo questo, lo accettiamo, e ne siamo soddisfatti’.
Detto ciò, io dissi loro: ‘Queste cinque cose a volte si dimostrano sbagliate. Quali cinque? Fede, preferenza, trasmissione orale, linea di ragionamento, e accettazione di un’opinione dopo deliberazione. Queste sono le cinque cose che a volte si dimostrano sbagliate. In questo caso, quale fede avete nel vostro maestro in relazione al passato? Che preferenza, trasmissione orale, linea di ragionamento, o accettazione di un’opinione dopo deliberazione?’ Quando dissi questo, non vidi alcuna difesa legittima della loro dottrina da parte dei giainisti.
Inoltre, dissi a quegli asceti giainisti: ‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Quando vi sforzate e lavorate intensamente, provate sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, giusto? Mentre quando non vi sforzate e lavorate intensamente, non provate sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, giusto?’
‘Fratello Gotama, quando ci sforziamo e lavoriamo intensamente, proviamo sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, non quando non ci sforziamo’
‘Quindi, fratelli giainisti, sembra che sia solo quando vi sforzate e lavorate intensamente che provate sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, non quando non vi sforzate. In questo caso, non è opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare: “Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. …”
Se quando vi sforzate e lavorate intensamente non provaste sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute a causa del sovraffaticamento, ma senza sforzarvi le provaste, allora sarebbe opportuno da parte dei venerabili giainisti dichiarare questo.
Ma dato che non è così, non provate sensazioni dolorose, pungenti, intense, e acute solo a causa del vostro sforzo, che per ignoranza, mancanza di conoscenza, e confusione, fraintendete che implichi: “Tutto ciò che questo individuo prova, piacevole, doloroso, o neutro, è determinato dalle proprie azioni passate. …”?’ Quando dissi questo, non vidi alcuna difesa legittima della loro dottrina da parte dei giainisti.
Inoltre, dissi a quegli asceti giainisti: ‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Se il risultato di un’azione deve essere provato in questa vita, lo sforzo può farlo provare nelle prossime vite?’
‘No, fratello’
‘Se il risultato di un’azione deve essere provato nelle prossime vite, lo sforzo può farlo provare in questa vita?’
‘No, fratello’
‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Se il risultato di un’azione deve essere provato come piacevole, lo sforzo può farlo provare come doloroso?’
‘No, fratello’
‘Se il risultato di un’azione deve essere provato come doloroso, lo sforzo può farlo provare come piacevole?’
‘No, fratello’
‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Se il risultato di un’azione deve essere provato solo una volta completamente maturo, lo sforzo può farlo provare quando non ancora maturo?’
‘No, fratello’
‘Se il risultato di un’azione deve essere provato quando non ancora maturo, lo sforzo può farlo provare solo una volta completamente maturo?’
‘No, fratello’
‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Se il risultato di un’azione deve essere provato fortemente, lo sforzo può farlo provare debolmente?’
‘No, fratello’
‘Se il risultato di un’azione deve essere provato debolmente, lo sforzo può farlo provare fortemente?’
‘No, fratello’
‘Cosa ne pensate, fratelli giainisti? Se il risultato di un’azione deve essere provato, lo sforzo può evitare di farlo provare?’
‘No, fratello’
‘Se il risultato di un’azione non deve essere provato, lo sforzo può farlo provare?’
‘No, fratello’
‘Quindi sembra che lo sforzo non può cambiare il modo in cui il risultato delle azioni viene provato in nessuno di questi modi. Dato che è così, il vostro sforzo e il vostro lavoro sono inutili’.
Questa è la dottrina degli asceti giainisti. Dicendo questo, gli asceti giainisti meritano confutazioni e critiche su dieci basi legittime.
Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle proprie azioni passate, chiaramente i giainisti hanno compiuto azioni cattive in passato, dato che ora provano un dolore così intenso. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa del disegno di Dio Onnipotente, chiaramente i giainisti sono stati creati da un dio cattivo, dato che ora provano un dolore così intenso. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle circostanze della natura, chiaramente i giainisti sono nati da cattive circostanze, dato che ora provano un dolore così intenso. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa della propria casta di rinascita, chiaramente i giainisti sono nati in una brutta casta, dato che ora provano un dolore così intenso. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa dello sforzo nella vita presente, chiaramente i giainisti si sforzano male, dato che ora provano un dolore così intenso.
I giainisti meritano critiche che sia vero o no che gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle proprie azioni passate, o del disegno di Dio Onnipotente, o delle circostanze della natura, o della casta di nascita, o dello sforzo in questa vita. Questa è la dottrina degli asceti giainisti. Gli asceti giainisti meritano confutazioni e critiche su queste dieci basi legittime. È così che lo sforzo e il lavoro sono inutili.
E com’è che lo sforzo e il lavoro sono utili? È quando un monaco non dà sofferenza a se stesso, e non abbandona il piacere legittimo, ma non ne è schiavo. Comprende: ‘Quando mi sforzo attivamente la mia avidità per questa fonte di sofferenza svanisce. Ma quando sviluppo equanimità la mia avidità per questa altra fonte di sofferenza svanisce. Quindi o si sforza attivamente o sviluppa equanimità come opportuno. Quando si sforza attivamente la sua avidità per una specifica fonte di sofferenza svanisce, e quindi quella sofferenza viene erosa. Quando sviluppa equanimità la sua avidità per una specifica fonte di sofferenza svanisce, e quindi quella sofferenza viene erosa.
Immaginate un uomo innamorato di una donna, con desiderio e brama intensa. Poi la vede con un altro uomo, che chiacchiera, ridacchia, e ride.
Cosa ne pensate, monaci? Questo non farebbe manifestare in lui tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia?”
“Sì, Signore. Perché questo? Perché quell’uomo è innamorato di quella donna, con desiderio e brama intensa”
“Allora quell’uomo potrebbe pensare: ‘Sono innamorato di quella donna, con desiderio e brama intensa. Quando l’ho vista con un altro uomo, chiacchierare, ridacchiare, e ridere, questo ha fatto manifestare in me tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia. Perché non abbandono il desiderio e la brama per quella donna?’ E quindi fa così. Del tempo dopo la vede di nuovo con un altro uomo, che chiacchiera, ridacchia, e ride.
Cosa ne pensate, monaci? Questo farebbe manifestare in lui tristezza, lamento, dolore, malinconia, e angoscia?”
“No, Signore. Perché questo? Perché non desidera più quella donna”
“Allo stesso modo, un monaco non dà sofferenza a se stesso, e non abbandona il piacere legittimo, ma non ne è schiavo. Comprende: ‘Quando mi sforzo attivamente la mia avidità per questa fonte di sofferenza svanisce. Ma quando sviluppo equanimità la mia avidità per questa altra fonte di sofferenza svanisce. Quindi o si sforza attivamente o sviluppa equanimità come opportuno. Quando si sforza attivamente la sua avidità per una specifica fonte di sofferenza svanisce, e quindi quella sofferenza viene erosa. Quando sviluppa equanimità la sua febbre per una specifica fonte di sofferenza svanisce, e quindi quella sofferenza viene erosa. È così che lo sforzo e il lavoro sono utili.
Inoltre, un monaco riflette: ‘Quando vivo come voglio, le cattive qualità crescono e le buone qualità diminuiscono. Ma quando lavoro dolorosamente, le cattive qualità diminuiscono e le buone qualità crescono. Perché non lavoro dolorosamente?’ E quindi fa così, e mentre fa così, le cattive qualità diminuiscono e le buone qualità crescono. Dopo un po’ di tempo, non lavora più dolorosamente. Perché questo? Perché ha realizzato l’obiettivo per cui lavorava dolorosamente.
Immagina un forgiatore di frecce che scalda l’asta di una freccia tra due tizzoni, per raddrizzarla e renderla idonea all’uso. Dopo che l’ha raddrizzata e resa idonea all’uso, non la scalda più per raddrizzarla e renderla idonea all’uso. Perché questo? Perché ha realizzato l’obiettivo per cui la scaldava.
Allo stesso modo, un monaco riflette: ‘Quando vivo come voglio, le cattive qualità crescono e le buone qualità diminuiscono. Ma quando lavoro dolorosamente, le cattive qualità diminuiscono e le buone qualità crescono. Perché non lavoro dolorosamente?’ … Dopo un po’ di tempo, non lavora più dolorosamente. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Inoltre, un Realizzato appare nel mondo, perfetto, un Buddha completamente risvegliato, esperto di conoscenza e condotta, santo, conoscitore del mondo, guida suprema per coloro che desiderano addestrarsi, insegnante di esseri celesti e umani, risvegliato, beato. Ha realizzato con la propria conoscenza diretta questo mondo, con i suoi angeli, diavoli, e dei, questa popolazione con i suoi asceti e bramini, esseri celesti e umani, e lo rende noto agli altri. Spiega un’insegnamento buono all’inizio, nel mezzo, e alla fine, significativo e ben espresso. E rivela un percorso spirituale assolutamente completo e puro.
Un laico sente quell’insegnamento, o il figlio di un laico, o qualcuno nato in qualche buona famiglia. Nasce in lui fede nel Realizzato e riflette: ‘La vita laica è inconveniente e impura, mentre la vita di chi lascia casa è aperta. Non è facile per chi vive a casa seguire il percorso spirituale in modo totalmente completo e pura, come un guscio lucidato. Perché non mi taglio capelli e barba, indosso l’abito marrone, e lascio la vita di casa per quella mendicante?’ Dopo un po’ lascia una fortuna grossa o piccola che sia, e una famiglia grossa o piccola che sia. Si taglia capelli e barba, indossa l’abito marrone, e lascia la vita di casa per quella mendicante.
Una volta lasciata casa, adotta l’addestramento e il sostentamento dei monaci. Evita di uccidere, rinunciando a bastone e spada. È scrupoloso e gentile, dimorando pieno di premura per ogni essere vivente. Evita di rubare. Prende solo ciò che gli viene dato, e si aspetta solo ciò che gli viene dato. Si mantiene puro non rubando. Evita l’impudicizia. È casto, distinto, evitando l’atto volgare del sesso. Evita di mentire. Dice la verità e si attiene alla verità. È onesto e affidabile, e non inganna il mondo con le proprie parole. Evita linguaggio divisivo. Non ripete in un posto ciò che ha sentito in un altro al fine di dividere le persone l’una contro l’altra. Al contrario, riconcilia coloro che sono divisi, supportando l’armonia, rallegrandosi nell’armonia, amando l’armonia, usando parole che promuovono armonia. Evita linguaggio aspro. Parla in modo dolce, piacevole all’orecchio, amabile, che va dritto al cuore, gentile, piacevole, e gradevole alla gente. Evita di parlare senza motivo. Le sue parole sono opportune, vere, e significative, in linea con l’insegnamento e l’addestramento. Dice le cose al momento giusto e che hanno valore, sono ragionevoli, succinte, e benefiche. Evita di danneggiare piante e semi. Mangia in una parte del giorno, astenendosi dal mangiare la sera e all’ora sbagliata. Evita danze, canti, musica, e intrattenimento. Evita di abbellirsi e ornarsi con collane, profumi, e trucco. Evita letti alti e lussuosi. Evita di ricevere oro e soldi, grani crudi, carne cruda, donne e ragazze, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, elefanti, mucche, cavalli, e cavalle, e campi e terreni. Evita di gestire commissioni e messaggi; di comprare e vendere; di falsificare pesi, metalli, o misure; corruzione, frode, imbrogli, e doppio gioco; mutilazioni, omicidi, rapimenti, brigantaggio, saccheggio, e violenza.
È soddisfatto di abiti per prendersi cura del corpo e di cibo elemosinato per prendersi cura della pancia. Dovunque vada, parte prendendo solo queste cose. È come un uccello: dovunque voli, le ali sono il suo unico fardello. Allo stesso modo, un monaco è soddisfatto di abiti per prendersi cura del corpo e di cibo elemosinato per prendersi cura della pancia. Dovunque vada, parte prendendo solo queste cose. Una volta che possiede questa intera gamma di etica nobile, prova la felicità dell’innocenza dentro di sé.
Quando vede una forma con gli occhi, non si fa influenzare dall’aspetto e dai dettagli. Se la facoltà della vista rimanesse senza contegno, qualità malvagie e cattive di attrazione o fastidio prenderebbero il sopravvento. Per questa ragione, fa pratica di contegno, protegge la facoltà dell’occhio, e si applica al suo contegno. Quando sente un suono con l’orecchio … Quando fiuta un odore con il naso … Quando gusta un sapore con la lingua … Quando entra in contatto con un tocco col corpo … Quando diventa cosciente di un fenomeno mentale con la mente, non si fa influenzare dall’aspetto e dai dettagli. Se la facoltà della mente rimanesse senza contegno, qualità malvagie e cattive di attrazione o fastidio prenderebbero il sopravvento. Per questa ragione, fa pratica di contegno, protegge la facoltà della mente, e si applica al suo contegno. Una volta che possiede questo nobile contegno dei sensi, prova la felicità dell’immacolatezza dentro di sé.
Agisce con consapevolezza nell’andare e nel tornare; nel guardare avanti e di lato; nel piegare ed estendere gli arti; nel gestire il mantello, la ciotola, e gli abiti; nel mangiare, bere, masticare, e assaporare; nell’urinare e defecare; nel camminare, rimanere in piedi, sedersi, dormire, stare sveglio, parlare, e nel rimanere in silenzio.
Una volta che possiede questa intera gamma di etica, questa soddisfazione nobile, questo nobile contegno dei sensi, e questa consapevolezza e presenza mentale nobili, frequenta un riparo isolato, la natura, la radice di un albero, una collina, una gola, una grotta di montagna, un cimitero, una foresta, l’aria aperta, un mucchio di paglia. Dopo il pasto, tornato dalla questua, si siede con le gambe incrociate e la schiena dritta, e stabilisce consapevolezza di fronte a sé.
Abbandonando desiderio per il mondo, dimora con una mente libera dal desiderio, purificando la mente dal desiderio. Abbandonando malevolenza e odio, dimora con una mente libera dalla malevolenza, piena di premura per ogni essere vivente, purificando la mente dalla malevolenza. Abbandonando torpore e sonnolenza, dimora con una mente libera da torpore e sonnolenza, percependo luce, consapevole e presente, purificando la mente da torpore e sonnolenza. Abbandonando irrequietezza e rimorso, dimora senza irrequietezza, con mente in pace interiore, purificando la mente dall’irrequietezza e dal rimorso. Abbandonando il dubbio, dimora avendo superato il dubbio, non indeciso riguardo alle buone qualità, purificando la mente dal dubbio.
Abbandona questi cinque impedimenti, corruzioni della mente che indeboliscono la saggezza. Poi, sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, con pensiero e valutazione, ed euforia e felicità nate dall’isolamento, raggiunge e dimora nella prima estasi. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Inoltre, con il placarsi di pensiero e valutazione, con chiarezza interna e mente raccolta, senza pensiero e valutazione, con euforia e felicità nate dalla concentrazione, un monaco raggiunge e dimora nella seconda estasi. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Inoltre, con lo svanire dell’euforia, dimorando con equanimità, consapevole e presente, toccando con mano la felicità di cui i nobili dichiarano: ‘Equanime e consapevole, egli dimora nella felicità’, un monaco raggiunge e dimora nella terza estasi. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Inoltre, abbandonando piacere e dolore, e mettendo fine ad allegria e tristezza precedenti, senza piacere o dolore, con pura equanimità e consapevolezza, un monaco raggiunge e dimora nella quarta estasi. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Una volta che la sua mente diventa così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estende al ricordo delle vite passate. Ricorda vari tipi di vite passate. Cioè: una nascita, due nascite, tre nascite, quattro nascite, cinque nascite, dieci nascite, venti nascite, trenta nascite, quaranta nascite, cinquanta nascite, cento nascite, mille nascite, centomila nascite; molte ere di formazione, molte ere di dissoluzione, molte ere di formazione e dissoluzione. Ricorda: ‘Lì, mi chiamavo così, quella era la mia famiglia, ero fatto così, e quello era il mio cibo. Sentivo piacere e dolore così, e la mia vita finì così. Una volta deceduto da quel posto rinacqui da un’altra parte. Anche lì, mi chiamavo così, quella era la mia famiglia, ero fatto così, e quello era il mio cibo. Sentivo piacere e dolore così, e la mia vita è finita così. Una volta deceduto da quel posto rinacqui qui’. E così ricorda i suoi vari tipi di vite passate, nei particolari e nello specifico. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Una volta che la sua mente diventa così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estende alla conoscenza della morte e rinascita degli esseri viventi. Con chiaroveggenza purificata e sovrumana, vede gli esseri viventi morire e rinascere; inferiori e superiori, belli e brutti, in un bel posto o un brutto posto. Comprende come gli esseri viventi rinascono secondo le proprie azioni: ‘Questi cari esseri hanno fatto cose cattive di corpo, parola, e mente. Hanno parlato male dei nobili; avevano opinione sbagliata; e hanno deciso di agire secondo quell’opinione sbagliata. Alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascono in un posto di perdizione, un brutto posto, in un regno inferiore, all’inferno. Questi cari esseri, invece, hanno fatto cose buone di corpo, parola, e mente. Non hanno mai parlato male dei nobili; avevano opinione corretta; e hanno deciso di agire secondo quell’opinione corretta. Alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinascono in un bel posto, in paradiso’. E così, con chiaroveggenza purificata e sovrumana, vede gli esseri viventi morire e rinascere; inferiori e superiori, belli e brutti, in un bel posto o un brutto posto. Comprende come gli esseri viventi rinascono secondo le proprie azioni. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili.
Una volta che la sua mente diventa così concentrata, purificata, luminosa, impeccabile, libera da corruzioni, flessibile, lavorabile, stabile, e imperturbabile, la estende alla conoscenza dell’eliminazione dei contaminanti. Comprende secondo realtà: ‘Questa è la sofferenza’, comprende secondo realtà: ‘Questa è l’origine della sofferenza’, comprende secondo realtà: ‘Questa è la cessazione della sofferenza’, comprende secondo realtà: ‘Questa è la pratica che porta alla cessazione della sofferenza’. Comprende secondo realtà: ‘Questi sono i contaminanti’, comprende secondo realtà: ‘Questa è l’origine dei contaminanti’, comprende secondo realtà: ‘Questa è la cessazione dei contaminanti’, comprende secondo realtà: ‘Questa è la pratica che porta alla cessazione dei contaminanti’.
Conoscendo così e vedendo così, la sua mente viene liberata dal contaminante dei piaceri dei sensi, la sua mente viene liberata dal contaminante dell’esistenza, e la sua mente viene liberata dal contaminante dell’ignoranza. Una volta libero, capisce di essere libero.
Comprende: ‘La nascita è terminata, il percorso spirituale è stato completato, ciò che c’era da fare è stato fatto, non ci sarà più nulla di questo’. Anche così è come lo sforzo e il lavoro sono utili. Questa è la dottrina del Realizzato. Dicendo questo, il Realizzato merita lodi su dieci basi legittime.
Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle proprie azioni passate, chiaramente il Realizzato ha compiuto azioni buone in passato, dato che prova una felicità così incontaminata. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa del disegno di Dio Onnipotente, chiaramente il Realizzato è stato creato da un dio buono, dato che prova una felicità così incontaminata. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle circostanze della natura, chiaramente il Realizzato è nato da buone circostanze, dato che prova una felicità così incontaminata. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa della propria casta di rinascita, chiaramente il Realizzato è nato in una buona casta, dato che prova una felicità così incontaminata. Se gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa dello sforzo nella vita presente, chiaramente il Realizzato si sforza bene, dato che prova una felicità così incontaminata.
Il Realizzato merita lode che sia vero o no che gli esseri viventi provano piacere e dolore a causa delle proprie azioni passate, o del disegno di Dio Onnipotente, o delle circostanze della natura, o della casta di nascita, o dello sforzo in questa vita. Questa è la dottrina del Realizzato. Dicendo questo, il Realizzato merita lodi su queste dieci basi legittime”.
Questo è ciò che il Buddha disse. Contenti, i monaci trassero piacere da ciò che il Buddha disse.
Tentang terjemahan ini
Giovanni Zappa · CC0
Semoga semua makhluk berbahagia