Uposatha

← 相應部

相應部 1.34

Nasanti sutta: Il discorso sul non ci sono

Nasantisutta

Satullapakāyikavagga

Una volta il Buddha dimorava vicino a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika.

Poi, a notte fonda, vari angeli gloriosi della Schiera dalle Cento Gioie, illuminando tutto il Bosco di Jeta, andarono dal Buddha, si inchinarono, e rimasero a lato. Rimanendo in piedi a lato, un angelo recitò questo versetto in presenza del Buddha:

“Tra gli uomini qui non ci sono piaceri dei sensi permanenti.
Qui ci sono cose sensuali, legati alle quali,

ubriachi delle quali, non si torna indietro.

Quella persona non torna dal dominio della Morte”

“La miseria nasce dal desiderio; la sofferenza nasce dal desiderio; quando il desiderio viene rimosso, la miseria è rimossa; quando la miseria è rimossa, la sofferenza è rimossa”

“Le cose belle del mondo non sono i piaceri dei sensi.
L’intenzione avida sono i piaceri dei sensi di una persona.

Le cose belle del mondo stanno come sono,

ma il premuroso rimuove il desiderio per esse.

Abbandona la rabbia, sbarazzati della presunzione,
e supera ogni catena.

Le sofferenze non tormentano chi non possiede nulla,

che non si attacca a nome e forma.

La considerazione è stata abbandonata, la presunzione rigettata;
la brama per nome e forma è stata tagliata sul posto.

Taglia i legami, tranquillo, senza bisogno di speranza.

Sebbene gli esseri celesti e umani lo cerchino

in questo mondo e nell’aldilà, non lo trovano,

né in paradiso, né in alcun altro posto.

“Se né esseri celesti né umani vedono chi è libero in questo modo”, disse il Venerabile Mogharāja,
“in questo mondo o nell’aldilà,

coloro che riveriscono quella persona suprema,

che vive per il bene dell’umanità, sono anch’essi degni di lode?”

“I monaci che riveriscono chi è libero in questo modo”, disse il Buddha,
“sono anch’essi degni di lode, Mogharāja.

Avendo compreso l’insegnamento e abbandonato il dubbio,

quei monaci si sfilano le proprie catene”.

关于本译本

Giovanni Zappa · CC0

愿一切众生安乐