MN 26
Pāsarāsi sutta: Il discorso sulla ricerca nobile
Pāsarāsisutta
Opammavagga
Překlady
Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, il monastero di Anāthapiṇḍika.
Al mattino il Buddha si vestì e, prendendo la propria ciotola e abito, entrò a Sāvatthī per l’elemosina. Poi vari monaci andarono dal Venerabile Ānanda e gli dissero: “Fratello, è molto tempo che non sentiamo un sermone del Buddha. Sarebbe bello avere occasione di sentire un sermone del Buddha”
“Allora, fratelli, andate all’eremo del bramino Rammaka. Magari avrete occasione di sentire un sermone del Buddha”
“Sì, fratello”, risposero i monaci.
Poi, dopo il pasto, al ritorno dalla questua, il Buddha si rivolse al Venerabile Ānanda: “Vieni, Ānanda, andiamo al Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra, per la dimora quotidiana”
“Sì, Signore”, rispose il Venerabile Ānanda. Quindi il Buddha andò al Monastero Orientale con il Venerabile Ānanda. Nel tardo pomeriggio, il Buddha uscì da ritiro e si rivolse al Venerabile Ānanda: “Vieni, Ānanda, andiamo al cancello orientale a lavarci”
“Sì, Signore”, rispose il Venerabile Ānanda.
Quindi il Buddha andò al cancello orientale con il Venerabile Ānanda a lavarsi. Una volta lavatosi uscì dall’acqua e si asciugò con un abito. Poi il Venerabile Ānanda disse al Buddha: “Signore, l’eremo del bramino Rammaka è qui vicino. È così bello, così gradevole. Per favore lo visiti per premura”. Il Buddha acconsentì in silenzio.
Così andò all’eremo del bramino Rammaka. In quell’occasione vari monaci erano seduti assieme nell’eremo a parlare dell’insegnamento. Il Buddha rimase fuori dalla porta aspettando che la conversazione finisse. Quando notò che la conversazione era finita si schiarì la gola e bussò col chiavistello. I monaci aprirono la porta al Buddha, e lui entrò nell’eremo, dove si sedette sul posto preparato e si rivolse ai monaci: “Monaci, di cosa stavate parlando mentre eravate seduti proprio ora? Che conversazione è stata interrotta?”
“Signore, la conversazione sull’insegnamento che è stata interrotta riguardava il Buddha stesso quando il Buddha arrivò”
“Bene, monaci. È giusto che giovani come voi, che hanno lasciato la vita di casa per quella mendicante, si siedano insieme a parlare dell’insegnamento. Quando vi sedete insieme dovete fare una di due cose: parlare dell’insegnamento o mantenere il silenzio nobile.
Monaci, ci sono queste due ricerche: la ricerca nobile e la ricerca ignobile.
E cos’è la ricerca ignobile? È quando qualcuno che è lui stesso soggetto alla nascita, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla nascita. Lui stesso soggetto alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, alla tristezza, e alla corruzione, cerca ciò che è anch’esso soggetto a queste cose.
E cosa si può dire sia soggetto alla nascita? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, elefanti e bestiame, e oro e soldi sono soggetti alla nascita. Questi attaccamenti sono soggetti alla nascita. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla nascita, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla nascita.
E cosa si può dire sia soggetto alla vecchiaia? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, elefanti e bestiame, e oro e soldi sono soggetti alla vecchiaia. Questi attaccamenti sono soggetti alla vecchiaia. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla vecchiaia, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla vecchiaia.
E cosa si può dire sia soggetto alla malattia? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, ed elefanti e bestiame sono soggetti alla malattia. Questi attaccamenti sono soggetti alla malattia. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla malattia, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla malattia.
E cosa si può dire sia soggetto alla morte? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, ed elefanti e bestiame sono soggetti alla morte. Questi attaccamenti sono soggetti alla morte. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla morte, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla morte.
E cosa si può dire sia soggetto alla tristezza? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, ed elefanti e bestiame sono soggetti alla tristezza. Questi attaccamenti sono soggetti alla tristezza. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla tristezza, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla tristezza.
E cosa si può dire sia soggetto alla corruzione? Coniugi e figli, servi maschi e femmine, capre e pecore, polli e maiali, elefanti e bestiame, e oro e soldi sono soggetti alla corruzione. Questi attaccamenti sono soggetti alla corruzione. Chi è legato, infatuato, e attaccato a queste cose, lui stesso soggetto alla corruzione, cerca ciò che è anch’esso soggetto alla corruzione. Questa è la ricerca ignobile.
E cos’è la ricerca nobile? È quando qualcuno soggetto alla nascita, notando gli svantaggi nell’essere soggetto alla nascita, cerca il santuario supremo dal giogo libero dalla nascita: l’estinzione. Soggetto alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, alla tristezza, e alla corruzione, notando gli svantaggi in queste cose, cerca il santuario supremo dal giogo libero da vecchiaia, malattia, morte, tristezza, e corruzione: l’estinzione. Questa è la ricerca nobile.
Monaci, prima del mio risveglio, quando ero ancora alla ricerca del risveglio, anche io, soggetto alla nascita, cercavo ciò che è anch’esso soggetto alla nascita. Soggetto a vecchiaia, malattia, morte, tristezza, e corruzione, cercavo ciò che è anch’esso soggetto a queste cose. Poi pensai: ‘Ma perché io, che sono soggetto a nascita, vecchiaia, malattia, tristezza, morte, e corruzione, cerco queste cose che sono della stessa natura? Perché non cerco il santuario supremo dal giogo libero da nascita, vecchiaia, malattia, morte, tristezza, e corruzione: l’estinzione?’
Qualche tempo dopo, quando avevo ancora i capelli nero puro, benedetto dalla giovinezza, nel fiore degli anni, sebbene mia madre e mio padre non volessero, piangendo con facce piene di lacrime, mi tagliai capelli e barba, indossai l’abito marrone, e lasciai la vita di casa per quella mendicante.
Una volta lasciata casa, partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi: ‘Fratello Kālāma, desidero seguire il percorso spirituale secondo questo insegnamento e addestramento’.
Āḷāra Kālāma rispose: ‘Rimani, venerabile. Questo insegnamento è tale che le persone giudiziose possano presto realizzare la tradizione con la propria conoscenza diretta e dimorare avendo raggiunto ciò’.
Presto memorizzai quell’insegnamento. Per quanto riguarda la memorizzazione e recita orale, parlavo della dottrina della sapienza, della dottrina degli anziani. Dicevo di conoscere e vedere, e così facevano gli altri.
Poi pensai: ‘Non è solo per fede che Āḷāra Kālāma dichiara: “Ho realizzato questo insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimoro avendo raggiunto ciò.” Sicuramente dimora conoscendo e vedendo questo insegnamento’.
Quindi andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi: ‘Fratello Kālāma, fino a che punto dici di aver realizzato questo insegnamento con la tua conoscenza diretta?’ In risposta lui dichiarò la dimensione del nulla.
Poi pensai: ‘Non è solo Āḷāra Kālāma che ha fede, energia, consapevolezza, concentrazione, e saggezza; anche io ho queste cose. Perché non mi sforzo a realizzare lo stesso insegnamento che Āḷāra Kālāma dice di aver realizzato con la propria conoscenza diretta?’ Presto realizzai quell’insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimorai avendo raggiunto ciò.
Quindi andai da Āḷāra Kālāma e gli dissi: ‘Fratello Kālāma, tu hai realizzato questo insegnamento con la tua conoscenza diretta fino a questo punto, e dichiari di aver raggiunto ciò?’
‘Sì, fratello’
‘Anche io, fratello, ho realizzato questo insegnamento fino a questo punto, e dimoro avendo raggiunto ciò.’
‘Siamo fortunati, fratello, molto fortunati ad avere un venerabile come te come compagno spirituale! Quindi l’insegnamento che io ho realizzato con la mia conoscenza diretta, e che dichiaro di aver raggiunto, anche tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto ciò. L’insegnamento che tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto, anche io ho realizzato con la mia conoscenza diretta, e dichiaro di aver raggiunto ciò. Quindi l’insegnamento che io conosco, lo conosci anche tu, e l’insegnamento che tu conosci, lo conosco anche io. Io sono come te e tu sei come me. Vieni, fratello! Guidiamo questa comunità insieme’.
E così il mio maestro Āḷāra Kālāma mise me, il suo studente, al suo stesso posto, e mi onorava con alte lodi.
Poi pensai: ‘Questo insegnamento non porta alla disillusione, allo svanire dell’avidità, alla cessazione, alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio, e all’estinzione. Porta solamente alla rinascita nella dimensione del nulla’. Realizzando che quell’insegnamento era inadeguato, me ne andai deluso.
Partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Andai da Uddaka, il figlio di Rāma, e gli dissi: ‘Fratello, desidero seguire il percorso spirituale secondo questo insegnamento e addestramento’.
Uddaka rispose: ‘Rimani, venerabile. Questo insegnamento è tale che le persone giudiziose possano presto realizzare la tradizione con la propria conoscenza diretta e dimorare avendo raggiunto ciò’.
Presto memorizzai quell’insegnamento. Per quanto riguarda la memorizzazione e recita orale, parlavo della dottrina della sapienza, della dottrina degli anziani. Dicevo di conoscere e vedere, e così facevano gli altri.
Poi pensai: ‘Non è solo per fede che Rāma dichiarava: “Ho realizzato questo insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimoro avendo raggiunto ciò”. Sicuramente dimorava conoscendo e vedendo questo insegnamento’.
Quindi andai da Uddaka, figlio di Rāma, e gli dissi: ‘Fratello, fino a che punto Rāma diceva di aver realizzato questo insegnamento con la propria conoscenza diretta?’
In risposta, Uddaka, figlio di Rāma, dichiarò la dimensione della né percezione né non-percezione.
Poi pensai: ‘Non è solo Rāma che aveva fede, energia, consapevolezza, concentrazione, e saggezza; anche io ho queste cose. Perché non mi sforzo a realizzare lo stesso insegnamento che Rāma diceva di aver realizzato con la propria conoscenza diretta?’ Presto realizzai quell’insegnamento con la mia conoscenza diretta, e dimorai avendo raggiunto ciò.
Quindi andai da Uddaka, figlio di Rāma, e gli dissi: ‘Fratello, Rāma aveva realizzato questo insegnamento con la propria conoscenza diretta fino a questo punto, e dichiarò di aver raggiunto ciò?’
‘Sì, fratello’
‘Anche io, fratello, ho realizzato questo insegnamento fino a questo punto, e dimoro avendo raggiunto ciò’
‘Siamo fortunati, fratello, molto fortunati ad avere un venerabile come te come compagno spirituale! Quindi l’insegnamento che Rāma aveva realizzato con la propria conoscenza diretta, e che dichiarò di aver raggiunto, anche tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto ciò. L’insegnamento che tu hai realizzato con la tua conoscenza diretta, e dimori avendo raggiunto, anche Rāma aveva realizzato con la propria conoscenza diretta, e dichiarò di aver raggiunto ciò. Quindi l’insegnamento di cui Rāma aveva conoscenza diretta, lo conosci anche tu, e dell’insegnamento che tu conosci, anche Rāma ne aveva conoscenza diretta. Rāma era come te e tu sei come Rāma. Vieni, fratello! Guida questa comunità’.
E così il mio compagno spirituale Uddaka, figlio di Rāma, mise me nella posizione di maestro, e mi onorava con alte lodi.
Poi pensai: ‘Questo insegnamento non porta alla disillusione, allo svanire dell’avidità, alla cessazione, alla pace, alla conoscenza diretta, al risveglio, e all’estinzione. Porta solamente alla rinascita nella dimensione della né percezione né non-percezione’. Realizzando che quell’insegnamento era inadeguato, me ne andai deluso.
Partii alla scoperta del bene, alla ricerca dello stato supremo di pace sublime. Viaggiando passo dopo passo nelle terre di Maghada, arrivai presso Senānigama, a Uruvelā. Lì vidi un bel parco, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorreva, con sponde morbide. E vicino c’era un villaggio per l’elemosina.
Quindi pensai: ‘Questo parco è davvero bello, un boschetto gradevole, con un fiume pulito e invitante che scorre, con sponde morbide. E vicino c’è un villaggio per l’elemosina. Questo può bastare per un giovane che vuole lavorare su se stesso’. Quindi mi sedetti lì, pensando: ‘Questo può bastare per lavorare’.
E quindi, essendo io soggetto alla nascita, notando gli svantaggi nell’essere soggetto alla nascita, cercai il supremo santuario dal giogo libero dalla nascita, l’estinzione, e lo trovai. Essendo io soggetto alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, alla tristezza, e alla corruzione, notando gli svantaggi in queste cose, cercai il santuario supremo dal giogo libero da vecchiaia, malattia, morte, tristezza, e corruzione, l’estinzione, e lo trovai.
Conoscenza e visione sorsero in me: ‘La mia libertà è irremovibile; questa è stata la mia ultima nascita; ora non ci sarà più esistenza futura’.
Poi pensai: ‘Questo principio che ho scoperto è profondo, difficile da vedere, difficile da comprendere, pacifico, sublime, fuori dalla portata del ragionamento, raffinato, comprensibile agli astuti. Ma alla gente piacciono gli attaccamenti, li ama e ci gioisce. È difficile per loro vedere questo: la condizionalità specifica, l’originazione dipendente. È anche difficile per loro vedere questo: il placarsi di ogni attività, il lasciar andare ogni attaccamento, l’eliminazione della brama, lo svanire dell’avidità, la cessazione, l’estinzione. E se io spiegassi questo insegnamento, gli altri potrebbero non capirmi, il che sarebbe frustrante e fastidioso per me’.
Poi questi versi, i quali non furono né ispirati in maniera sovrannaturale, né imparati in passato, mi vennero in mente:
‘Ho faticato molto per realizzare questo,
basta provare a spiegarlo.
Questo insegnamento non è facilmente capito
da chi è radicato nell’avidità e nell’odio.
Va contro corrente, è raffinato,
profondo, nascosto, e molto fine.
Coloro che sono afflitti dall’avidità non riescono a vedere,
poiché sono avvolti da una massa di oscurità’.
Quindi, riflettendo così, la mia mente era incline a rimanere passiva, a non spiegare l’insegnamento.
Poi il dio Sahampati, sapendo ciò che stavo pensando, pensò: ‘Oh! Il mondo sarà perduto, il mondo perirà! Poichè la mente del Realizzato, il perfetto, il Buddha completamente risvegliato è incline a rimanere passiva, a non spiegare l’insegnamento’.
Quindi, tanto facilmente quanto una persona forte che estende o contrae il proprio braccio, scomparve dal regno di Dio e riapparve di fronte al Buddha. Si aggiustò l’abito su una spalla, alzò le mani giunte verso il Buddha, e disse: ‘Signore, che il Beato spieghi l’insegnamento! Che il Santo spieghi l’insegnamento! Ci sono esseri con poca polvere negli occhi. Sono in declino poiché non hanno sentito l’insegnamento. Ci saranno quelli che capiscono l’insegnamento!’
Questo è ciò che il dio Sahampati disse. Poi continuò:
‘Tra i Maghada apparve in passato
un insegnamento impuro, pensato da coloro che erano ancora macchiati.
Spalanca la porta per la libertà dalla morte!
Che sentano l’insegnamento che l’Immacolato ha scoperto.
In piedi su una montagna rocciosa,
si vede la gente tutt’intorno.
Allo stesso modo, l’Onniveggente, il Saggio,
asceso al Tempio della Verità,
libero dalla tristezza, guarda la gente
sommersa nella tristezza, oppressa da nascita e morte.
Alzati, eroe! Vincitore in battaglia, conduttore della carovana,
vaga il mondo senza obblighi.
Che il Beato spieghi l’insegnamento!
Ci saranno quelli che capiscono!’
Quindi, vedendo l’invito del dio, investigai il mondo con l’occhio di un Buddha, grazie alla mia compassione per gli esseri viventi. E vidi esseri viventi con poca polvere negli occhi, e alcuni con molta polvere negli occhi; con facoltà forti e con facoltà deboli, con qualità buone e con qualità cattive, facili da istruire e difficili da istruire. E alcuni di loro dimoravano vedendo il pericolo nell’errore che riguarda il prossimo mondo, mentre altri no. È come una vasca con ninfee blu, o fiori di loto rosa o bianchi. Alcuni di essi germogliano e crescono nell’acqua senza emergere in superficie, prosperando sott’acqua. Alcuni di essi germogliano e crescono nell’acqua ma emergono in superficie e rimangono asciutti. Allo stesso modo, vidi esseri viventi con poca polvere negli occhi, e alcuni con molta polvere negli occhi.
Quindi risposi in poesia al dio Sahampati:
‘Le porte per la libertà dalla morte sono spalancate!
Che coloro che hanno orecchie per ascoltare decidano la propria fede.
Pensando che sarebbe stato fastidioso, dio, non ho spiegato
l’insegnamento sofisticato e sublime tra gli umani’.
Quindi il dio Sahampati, sapendo che la sua richiesta che io spiegassi l’insegnamento fu accettata, si inchinò e mi circumambulò, mantenendomi sulla destra, prima di scomparire sul posto.
Quindi pensai: ‘A chi posso insegnare per primo? Chi comprenderà l’insegnamento velocemente?’
Poi pensai: ‘Quell’Āḷāra Kālāma è astuto, competente, intelligente, ed è molto tempo che ha poca polvere negli occhi. Perché non insegno a lui per primo? Comprenderà velocemente l’insegnamento’.
Ma un angelo venne da me e mi disse: ‘Signore, Āḷāra Kālāma è deceduto sette giorni fa’.
E conoscenza e visione sorsero in me: ‘Āḷāra Kālāma è deceduto sette giorni fa’.
Pensai: ‘È una grossa perdita per Āḷāra Kālāma. Se avesse sentito l’insegnamento, l’avrebbe compreso velocemente’.
Allora pensai: ‘A chi posso insegnare per primo? Chi comprenderà l’insegnamento velocemente?’
Quindi pensai: ‘Quell’Uddaka, figlio di Rāma, è astuto, competente, intelligente, ed è molto tempo che ha poca polvere negli occhi. Perché non insegno a lui per primo? Comprenderà velocemente l’insegnamento’.
Ma un angelo venne da me e mi disse: ‘Signore, Uddaka, figlio di Rāma, è deceduto proprio la notte scorsa’.
E conoscenza e visione sorsero in me: ‘Uddaka, figlio di Rāma, è deceduto proprio la notte scorsa’.
Pensai: ‘È una grossa perdita per Uddaka. Se avesse sentito l’insegnamento, l’avrebbe compreso velocemente’.
Allora pensai: ‘A chi posso insegnare per primo? Chi comprenderà l’insegnamento velocemente?’
Poi pensai: ‘Il gruppo dei cinque monaci mi è stato molto di aiuto. Mi hanno assistito durante il mio duro lavoro. Perché non insegno a loro per primi?’
Quindi pensai: ‘Dove si trova il gruppo dei cinque monaci in questi giorni?’ Con chiaroveggenza purificata e sovrumana vidi che il gruppo dei cinque monaci dimorava vicino a Varanasi, nel parco dei cervi di Isipatana. Quindi, dopo essere rimasto a Uruvelā quanto volevo, sono partito per Varanasi.
Mentre viaggiavo sulla strada tra Gayā e Bodhgaya, l’asceta Ājīvaka Upaka mi vide e disse: ‘Fratello, le tue facoltà sono così chiare, e la tua carnagione è così pura e luminosa. Nel nome di chi hai lasciato casa, fratello? Chi è il tuo maestro? In che insegnamento credi?’
Risposi a Upaka in poesia:
‘Io sono il campione, il conoscitore di tutto,
incontaminato nel mezzo di ogni cosa.
Ho abbandonato tutto, libero attraverso l’eliminazione della brama.
Avendo conoscenza diretta io stesso, di chi dovrei essere discepolo?
Non ho maestro.
Non c’è nessuno come me.
Nel mondo con i suoi esseri celesti,
non ho controparte.
Poiché in questo mondo io sono il perfetto;
sono il Maestro supremo.
Solo io sono completamente risvegliato,
raffrescato, estinto.
Sto andando alla città di Kāsi
a mettere in moto la Ruota dell’Insegnamento.
In questo mondo che è così cieco,
suonerò il tamburo della libertà dalla morte!’
‘Secondo ciò che sostieni, fratello, dovresti essere il Vincitore Infinito’.
‘I vincitori sono coloro che, come me,
hanno raggiunto l’eliminazione dei contaminanti.
Ho sconfitto le cattive qualità, Upaka,
ecco perché sono un vincitore’.
Detto ciò, Upaka disse: ‘Se lo dici tu, fratello’. Scuotendo la testa, prese la strada sbagliata e se ne andò.
Viaggiando passo dopo passo, arrivai a Varanasi, e andai a trovare il gruppo dei cinque monaci nel parco dei cervi di Isipatana. I cinque monaci mi videro arrivare da lontano e si fermarono, dicendo: ‘Ecco che arriva l’asceta Gotama. È così indulgente; si è allontanato dal lavoro ed è ritornato all’indulgenza. Non dobbiamo inchinarci, alzarci per lui, o ricevere la sua ciotola e abito. Ma possiamo preparare un posto; può sedersi se vuole’. Eppure, nell’avvicinarmi, i cinque monaci non furono in grado di trattenersi come avevano concordato. Alcuni vennero a salutarmi e a ricevere la mia ciotola e abito, alcuni prepararono un posto, mentre altri prepararono dell’acqua per lavarmi i piedi. Ma si rivolgevano ancora a me come ‘fratello’.
Quindi dissi loro: ‘Monaci, non rivolgetevi a me come ‘fratello’. Il Realizzato è perfetto, un Buddha completamente risvegliato. Ascoltate, monaci: ho ottenuto la libertà dalla morte. Vi istruirò, vi spiegherò l’insegnamento. Praticando come vi istruirò, presto realizzerete la suprema culminazione del percorso spirituale in questa stessa vita. Dimorerete avendo raggiunto con la vostra conoscenza diretta l’obiettivo per cui i giovani giustamente lasciano la vita di casa per quella mendicante’.
Ma loro mi dissero: ‘Fratello Gotama, nemmeno attraverso quella condotta, quella pratica, quel lavoro estenuante hai raggiunto alcuna distinzione sovrumana in conoscenza e visione degna dei nobili. Come puoi aver raggiunto tale stato ora che sei diventato indulgente, che ti sei allontanato dal lavoro e sei ritornato all’indulgenza?’
Quindi dissi loro: ‘Il Realizzato non è diventato indulgente, non si è allontanato dal lavoro, e non è ritornato all’indulgenza. Il Realizzato è perfetto, un Buddha completamente risvegliato. Ascoltate, monaci: ho ottenuto la libertà dalla morte. Vi istruirò, vi spiegherò l’insegnamento. Praticando come vi istruirò, presto realizzerete la suprema culminazione del percorso spirituale in questa stessa vita’.
Ma per la seconda volta mi dissero: ‘Fratello Gotama … sei ritornato all’indulgenza’.
Allora per la seconda volta dissi loro: ‘Il Realizzato non è diventato indulgente …’
Ma per la terza volta mi dissero: ‘Fratello Gotama, nemmeno attraverso quella condotta, quella pratica, quel lavoro estenuante hai raggiunto alcuna distinzione sovrumana in conoscenza e visione degna dei nobili. Come puoi aver raggiunto tale stato ora che sei diventato indulgente, che ti sei allontanato dal lavoro e sei ritornato all’indulgenza?’
Quindi dissi loro: ‘Monaci, mi avete mai sentito parlare così prima d’ora?’
‘No, Signore’
‘Il Realizzato è perfetto, un Buddha completamente risvegliato. Ascoltate, monaci: ho ottenuto la libertà dalla morte. Vi istruirò, vi spiegherò l’insegnamento. Praticando come vi istruirò, presto realizzerete la suprema culminazione del percorso spirituale in questa stessa vita. Dimorerete avendo raggiunto con la vostra conoscenza diretta l’obiettivo per cui i giovani giustamente lasciano la vita di casa per quella mendicante’.
Riuscii a convincere il gruppo dei cinque monaci. Quindi a volte istruivo due monaci, mentre gli altri tre andavano per l’elemosina. Poi quei tre davano da mangiare a tutti noi sei con ciò che portavano. A volte istruivo tre monaci, mentre gli altri due andavano per l’elemosina. Poi quei due davano da mangiare a tutti noi sei con ciò che portavano.
I cinque monaci, venendo educati e istruiti da me in questo modo, essendo loro stessi soggetti alla nascita, notando gli svantaggi nell’essere soggetti alla nascita, cercarono il santuario supremo dal giogo libero dalla nascita, l’estinzione, e lo trovarono. Essendo loro stessi soggetti alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, alla tristezza, e alla corruzione, notando gli svantaggi in queste cose, cercarono il santuario supremo dal giogo libero da vecchiaia, malattia, morte, tristezza, e corruzione, l’estinzione, e lo trovarono. Conoscenza e visione sorsero in loro: ‘La nostra libertà è irremovibile; questa è stata la nostra ultima nascita; ora non ci sarà più esistenza futura’.
Monaci, ci sono questi cinque tipi di stimolazione dei sensi. Quali cinque? Forme percepite dall’occhio che sono piacevoli, desiderabili, amabili, gradevoli, sensuali, ed eccitanti. Suoni percepiti dall’orecchio … Odori percepiti dal naso … Sapori percepiti dalla lingua … Tocchi percepiti dal corpo che sono piacevoli, desiderabili, amabili, gradevoli, sensuali, ed eccitanti. Questi sono i cinque tipi di stimolazione dei sensi.
Ci sono asceti e bramini che apprezzano questi cinque tipi di stimolazione dei sensi legati, infatuati, attaccati, ciechi agli svantaggi, e non comprendendo la fuga. Dovete capire che sono andati incontro a calamità e disastro, e il Malvagio può fare di loro ciò che vuole.
Immaginate che un cervo rimanga incastrato in una pila di trappole nella foresta. Voi capireste che è andato incontro a calamità e disastro, e il cacciatore può fare di lui ciò che vuole. E quando il cacciatore arriva, lui non può fuggire dove vuole.
Allo stesso modo, ci sono asceti e bramini che apprezzano questi cinque tipi di stimolazione dei sensi legati, infatuati, attaccati, ciechi agli svantaggi, e non comprendendo la fuga. Dovete capire che sono andati incontro a calamità e disastro, e il Malvagio può fare di loro ciò che vuole.
Ci sono asceti e bramini che apprezzano questi cinque tipi di stimolazione dei sensi senza essere legati, infatuati, attaccati, vedendo gli svantaggi, e comprendendo la fuga. Dovete capire che non sono andati incontro a calamità e disastro, e il Malvagio non può fare di loro ciò che vuole.
Immaginate che un cervo sia sopra ma non incastrato in una pila di trappole nella foresta. Voi capireste che non è andato incontro a calamità e disastro, e il cacciatore non può fare di lui ciò che vuole. E quando il cacciatore arriva, lui può fuggire dove vuole.
Allo stesso modo, ci sono asceti e bramini che apprezzano questi cinque tipi di stimolazione dei sensi senza essere legati, infatuati, attaccati, vedendo gli svantaggi, e comprendendo la fuga. Dovete capire che non sono andati incontro a calamità e disastro, e il Malvagio non può fare di loro ciò che vuole.
Immaginate ci sia un cervo selvatico che vaga nella foresta camminando, rimanendo in piedi, e sdraiandosi con fiducia. Perché questo? Perché è fuori dalla portata del cacciatore.
Allo stesso modo, un monaco, sufficientemente isolato dai piaceri dei sensi, isolato da cattive qualità, con pensiero e valutazione, ed euforia e felicità nate dall’isolamento, raggiunge e dimora nella prima estasi. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo, gli ha chiuso gli occhi senza lasciare traccia, ed è andato dove il Malvagio non riesce a vedere.
Inoltre, con il placarsi di pensiero e valutazione, con chiarezza interna e mente raccolta, senza pensiero e valutazione, con euforia e felicità nate dalla concentrazione, un monaco raggiunge e dimora nella seconda estasi. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, con lo svanire dell’euforia, dimorando con equanimità, consapevole e presente, toccando con mano la felicità di cui i nobili dichiarano: ‘Equanime e consapevole, egli dimora nella felicità’, un monaco raggiunge e dimora nella terza estasi. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, abbandonando piacere e dolore, e mettendo fine ad allegria e tristezza precedenti, senza piacere o dolore, con pura equanimità e consapevolezza, un monaco raggiunge e dimora nella quarta estasi. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, un monaco, andando totalmente oltre percezioni della materia, mettendo fine alle percezioni di impatto sensoriale, non concentrandosi su percezioni di diversità, percependo che ‘lo spazio è infinito’, raggiunge e dimora nella dimensione dello spazio infinito. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, un monaco, andando totalmente oltre la dimensione dello spazio infinito, percependo che ‘la coscienza è infinita’, raggiunge e dimora nella dimensione della coscienza infinita. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, un monaco, andando totalmente oltre la dimensione della coscienza infinita, percependo che ‘non c’è nulla in assoluto’, raggiunge e dimora nella dimensione del nulla. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, un monaco, andando totalmente oltre la dimensione del nulla, raggiunge e dimora nella dimensione della né percezione né non-percezione. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo …
Inoltre, un monaco, andando totalmente oltre la dimensione della né percezione né non-percezione, raggiunge e dimora nella cessazione di percezione e sensazione. E, vedendo con saggezza, i suoi contaminanti vengono eliminati. Questo si chiama un monaco che ha accecato il diavolo, gli ha chiuso gli occhi senza lasciare traccia, ed è andato dove il Malvagio non riesce a vedere. Ha superato l’attaccamento al mondo. E cammina, rimane in piedi, si siede, e si sdraia con fiducia. Perché questo? Perché è fuori dalla portata del Malvagio”.
Questo è ciò che il Buddha disse. Contenti, i monaci trassero piacere da ciò che il Buddha disse.
O tomto překladu
Giovanni Zappa · CC0
Ať jsou všechny bytosti šťastné