MN 56
Upāli sutta: Il discorso con Upāli
Upālisutta
Gahapativagga
Översättningar
Così ho sentito. Una volta il Buddha dimorava vicino a Nāḷandā, nel bosco di mango di Pāvārika.
In quell’occasione l’asceta giainista del clan Ñātika si trovava a Nāḷandā assieme a una grande assemblea di asceti giainisti. L’asceta giainista Dīgha Tapassī vagò per l’elemosina a Nāḷandā. Dopo il pasto, al ritorno dalla questua, andò nel bosco di mango di Pāvārika. Lì andò dal Buddha, e ci scambiò saluti.
Una volta che i saluti e le cordialità terminarono, rimase in piedi a lato, e il Buddha gli disse: “Ci sono posti a sedere, Tapassī. Prego, siediti se vuoi”.
Detto ciò, Dīgha Tapassī si sedette su un posto basso a lato. Il Buddha gli disse: “Tapassī, quanti tipi di azioni descrive l’asceta giainista del clan Ñātika per compiere cattive azioni?”
“Fratello Gotama, l’asceta giainista del clan Ñātika di solito non parla di ‘azioni’. Di solito parla di ‘bastoni’”
“Allora quanti tipi di bastoni descrive l’asceta giainista del clan Ñātika per compiere cattive azioni?”
“L’asceta giainista del clan Ñātika descrive tre tipi di bastoni per compiere cattive azioni: il bastone fisico, il bastone verbale, e il bastone mentale”
“Ma questi tipi di bastoni sono tutti diversi l’uno dall’altro?”
“Sì, ognuno è diverso dall’altro”
“Dei tre bastoni così analizzati e differenziati, quale bastone descrive l’asceta giainista del clan Ñātika come il più grave per compiere cattive azioni: il bastone fisico, il bastone verbale, o il bastone mentale?”
“L’asceta giainista del clan Ñātika descrive il bastone fisico come il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale, o il bastone mentale”
“Dici il bastone fisico, Tapassī?”
“Dico il bastone fisico, fratello Gotama”
“Dici il bastone fisico, Tapassī?”
“Dico il bastone fisico, fratello Gotama”
“Dici il bastone fisico, Tapassī?”
“Dico il bastone fisico, fratello Gotama”
Così il Buddha fece confermare la propria posizione a Dīgha Tapassī per la terza volta.
Detto ciò, Dīgha Tapassī disse al Buddha: “Ma, fratello Gotama, quanti tipi di bastoni descrivi tu per compiere cattive azioni?”
“Tapassī, il Realizzato di solito non parla di ‘bastoni’. Di solito parla di ‘azioni’”
“Allora quanti tipi di azioni descrivi tu per compiere cattive azioni?”
“Descrivo tre tipi di azioni per compiere cattive azioni: azioni fisiche, azioni verbali, e azioni mentali”
“Ma questi tipi di azioni sono tutti diversi l’uno dall’altro?”
“Sì, ognuno è diverso dall’altro”
“Delle tre azioni così analizzate e differenziate, quale azione descrivi tu come la più grave per compiere cattive azioni: le azioni fisiche, le azioni verbali, o le azioni mentali?”
“Descrivo le azioni mentali come le più gravi per compiere cattive azioni, non così tanto le azioni fisiche, o le azioni verbali”
“Dici le azioni mentali, fratello Gotama?”
“Dico le azioni mentali, Tapassī”
“Dici le azioni mentali, fratello Gotama?”
“Dico le azioni mentali, Tapassī”
“Dici le azioni mentali, fratello Gotama?”
“Dico le azioni mentali, Tapassī”
Così l’asceta giainista Dīgha Tapassī fece confermare la propria posizione al Buddha per la terza volta, dopodiché si alzò dal proprio posto e andò dal giainista Ñātika.
In quell’occasione il giainista Ñātika era seduto assieme a una grande assemblea di laici Bālaki diretti da Upāli. Vide Dīgha Tapassī arrivare da lontano e gli disse: “Allora, Tapassī, da dove vieni nel bel mezzo del giorno?”
“Proprio ora, signore, vengo dalla presenza dell’asceta Gotama”
“Ma ci hai avuto una conversazione?”
“Sì”
“E che tipo di conversazione ci hai avuto?” Allora Dīgha Tapassī informo il giainista Ñātika di tutto ciò di cui aveva discusso. Una volta che ebbe parlato, il giainista Ñātika gli disse: “Bene, bene, Tapassī! Dīgha Tapassī ha risposto all’asceta Gotama come un discepolo colto che comprende correttamente le istruzioni del suo maestro. Poiché che impressione fa il misero bastone mentale in confronto al solido bastone fisico? Piuttosto, il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale, o il bastone mentale”.
Detto ciò, il laico Upalī gli disse: “Bene, bene, Signor Dīgha Tapassī! Il Venerabile Signore Tapassī ha risposto all’asceta Gotama come un discepolo colto che comprende correttamente le istruzioni del suo maestro. Poiché che impressione fa il misero bastone mentale in confronto al solido bastone fisico? Piuttosto, il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale, o il bastone mentale.
Meglio che vada a confutare la dottrina dell’asceta Gotama su questo punto. Se si attiene alla posizione che mantenuto col Venerabile Signore Tapassī lo affronterò in dibattito e lo trascinerò avanti e indietro e a destra e a sinistra, come un uomo forte che trascina una pecora soffice avanti e indietro e a destra e a sinistra! Affrontandolo in dibattito, lo trascinerò avanti e indietro e a destra e a sinistra, come un birraio che getta un grosso setaccio in un lago profondo, lo afferra dagli angoli, e o trascina avanti e indietro e a destra e a sinistra! Affrontandolo in dibattito, lo agiterò su e giù, e lo picchierò, come un birraio che prende un filtro dagli angoli e lo agita su e giù, e lo picchia! Giocherò a lavare le orecchie all’asceta Gotama, come un elefante di sessant’anni che si immerge in un profondo stagno di fiori di loto e gioca a lavarsi le orecchie! Signore, meglio che vada a confutare la dottrina dell’asceta Gotama su questo punto”
“Vai, laico, confuta la dottrina dell’asceta Gotama su questo punto. Poiché o io, o Dīgha Tapassī, o te dobbiamo farlo”.
Detto ciò, Dīgha Tapassī disse al giainista Ñātika: “Signore, non penso sia una buona idea che il laico Upāli vada a confutare la dottrina dell’asceta Gotama. Poiché l’asceta Gotama è un mago. Conosce la magia da conversione, e la usa per convertire i discepoli delle altre religioni”
“È impossibile, Tapassī, non può essere che Upāli diventi discepolo dell’asceta Gotama. Ma è possibile che l’asceta Gotama diventi discepolo di Upāli. Vai, laico, confuta la dottrina dell’asceta Gotama su questo punto. Poiché o io, o Dīgha Tapassī, o te dobbiamo farlo”.
Per la seconda volta … e la terza volta, Dīgha Tapassī disse al giainista Ñātika: “Signore, non penso sia una buona idea che il laico vada a confutare la dottrina dell’asceta Gotama. Poiché l’asceta Gotama è un mago. Conosce la magia da conversione, e la usa per convertire i discepoli delle altre religioni”
“È impossibile, Tapassī, non può essere che Upāli diventi discepolo dell’asceta Gotama. Ma è possibile che l’asceta Gotama diventi discepolo di Upāli. Vai, laico, confuta la dottrina dell’asceta Gotama su questo punto. Poiché o io, o Dīgha Tapassī, o te dobbiamo farlo”.
“Sì, Signore”, rispose il laico Upāli al gianista Ñātika. Si alzò dal proprio posto, si inchinò, e lo circomambulò mantenendolo alla propria destra. Poi andò dal Buddha, si inchinò, si sedette a lato, e gli disse: “Signore, è passato di qua l’asceta giainista Dīgha Tapassī?”
“Sì, laico”
“Ma ci ha avuto una conversazione?”
“Sì”
“E che tipo di conversazione ci ha avuto?”
Allora il Buddha informò Upāli di tutto ciò di cui avevano discusso.
Detto ciò, il laico Upalī gli disse: “Bene, bene, Signor Tapassī! L’asceta giainista Dīgha Tapassī ha risposto all’asceta Gotama come un discepolo colto che comprende correttamente le istruzioni del suo maestro. Poiché che impressione fa il misero bastone mentale in confronto al solido bastone fisico? Piuttosto, il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale, o il bastone mentale”
“Laico, finché dibatti sulla base della verità, possiamo parlarne”
“Dibatterò sulla base della verità, Signore. Parliamone”
“Cosa ne pensi, laico? Prendi un asceta giainista ammalato, sofferente, gravemente malato. Rifiuta l’acqua fredda e usa solo acqua calda. Non usando acqua fredda, potrebbe morire. Ora, il gianista Ñātika dove dice che rinascerebbe?”
“Signore, ci sono degli angeli chiamati “legati dalla mente”. Rinascerebbe tra loro. Perché questo? Perché morirebbe con attaccamento mentale”
“Pensaci, laico! Dovresti pensare prima di rispondere. Ciò che hai detto prima e ciò che hai detto dopo non combaciano. Ma avevi detto che avresti dibattuto sulla base della verità”
“Anche se il Buddha dice così, comunque il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale o il bastone mentale”
“Cosa ne pensi, laico? Prendi un asceta giainista che si contiene in tutto ciò che c’è da contenere, è imbrigliato in tutto ciò che c’è da contenere, si è scrollato di dosso il male in tutto ciò che c’è da contenere, e si frena in tutto ciò che c’è da contenere. Nell’andare e tornare per sbaglio ferisce molte piccole creature. Ora, che risultato dice l’asceta giainista che incorrerebbe?”
“Signore, il giainista Ñātika dice che gli atti involontari non sono molto gravi”
“Ma se sono intenzionali?”
“Allora sono molto gravi”
“Ma il giainista Ñātika dove dice che sia classificata l’intenzione?”
“Nel bastone mentale, Signore”
“Pensaci, laico! Dovresti pensare prima di rispondere. Ciò che hai detto prima e ciò che hai detto dopo non combaciano. Ma avevi detto che avresti dibattuto sulla base della verità”
“Anche se il Buddha dice così, comunque il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale o il bastone mentale”
“Cosa ne pensi, laico? Nāḷandā è ricca, prosperosa, popolosa e piena di gente?”
“Lo è, Signore”
“Cosa ne pensi, laico? Immagina che arrivi un uomo con con una spada e dica: ‘In un istante ridurrò ogni essere vivente all’interno dei confini di Nāḷandā a un mucchio e una massa di carne!’ Cosa ne pensi, laico? Ci riuscirebbe?”
“Signore, nemmeno dieci, venti, trenta, quaranta, o cinquanta uomini ci riuscirebbero. Che impressione fa un misero uomo?”
“Cosa ne pensi, laico? Immagina che arrivi un asceta o un bramino con poteri psichici, che ha raggiunto la padronanza della mente, e dica: ‘Ridurrò Nāḷandā in cenere con un singolo atto di volontà malevolo!’ Cosa ne pensi, laico? Ci riuscirebbe?”
“Signore, un asceta o un bramino con poteri psichici, che ha raggiunto la padronanza della mente, potrebbe ridurre dieci, venti, trenta, quaranta, o cinquanta Nāḷandā in cenere con un singolo atto di volontà malevolo. Che impressione fa una misera Nāḷandā?”
“Pensaci, laico! Dovresti pensare prima di rispondere. Ciò che hai detto prima e ciò che hai detto dopo non combaciano. Ma avevi detto che avresti dibattuto sulla base della verità”
“Anche se il Buddha dice così, comunque il bastone fisico è il più grave per compiere cattive azioni, non così tanto il bastone verbale o il bastone mentale”
“Cosa ne pensi, laico? Hai sentito come diventarono così i territori selvaggi di Daṇḍaka, Kaliṅga, Mejjha, e Mātaṅga?”
“L’ho sentito, Signore”
“Cos’hai sentito?”
“Ho sentito che i territori selvaggi di Daṇḍaka, Kaliṅga, Mejjha, e Mātaṅga diventarono così a causa di un singolo atto di volontà malevolo da parte di veggenti”
“Pensaci, laico! Dovresti pensare prima di rispondere. Ciò che hai detto prima e ciò che hai detto dopo non combaciano. Ma avevi detto che avresti dibattuto sulla base della verità”
“Signore, ero già contento e soddisfatto della prima similitudine del Buddha. Ciononostante, ho voluto sentire le varie soluzioni del Buddha al problema, quindi ho pensato di opporla in questo modo.
Eccellente, Signore! Eccellente! Immagini che qualcuno raddrizzi ciò che è capovolto, o riveli ciò che è nascosto, o indichi il cammino a chi si è perso, o regga una lampada al buio pensando: ‘Che chi ha occhi buoni possa vedere forme’. Allo stesso modo il Signor Gotama ha reso l’insegnamento chiaro in vari modi. Prendo rifugio nel Buddha, nell’insegnamento, e nella comunità monastica. Da oggi in poi, che il Buddha si ricordi di me come un discepolo laico che ha preso rifugio a vita”
“Laico, agisci dopo attenta considerazione. È bene che gente famosa come te agisca dopo attenta considerazione”
“Ora sono ancora più contento e soddisfatto del Buddha, dato che mi dice di agire dopo attenta considerazione. Poiché se i seguaci di altre religioni mi avessero come discepolo, porterebbero in giro uno striscione per tutta Nāḷandā, dicendo: ‘Il laico Upāli è diventato nostro discepolo!’ Eppure il Buddha dice: ‘Laico, agisci dopo attenta considerazione. È bene che gente famosa come te agisca dopo attenta considerazione’
Per la seconda volta, prendo rifugio nel Buddha, nell’insegnamento, e nella comunità monastica. Da oggi in poi, che il Buddha si ricordi di me come un discepolo laico che ha preso rifugio a vita”
“Per molto tempo, laico, la tua famiglia è stata una fontana di supporto per gli asceti giainisti. Considera di fare loro offerte quando vengono da te”
“Ora sono ancora più contento e soddisfatto del Buddha, dato che mi dice di considerare di fare offerte agli asceti giainisti quando vengono da me. Ho sentito, Signore, che l’asceta Gotama dice così: ‘Le offerte devono essere fatte solo a me, non agli altri. Le offerte devono essere fatte solo ai miei discepoli, non ai discepoli degli altri. Solo ciò che viene dato a me dà molto frutto, non ciò che viene dato agli altri. Solo ciò che viene dato ai miei discepoli dà molto frutto, non ciò che viene dato ai discepoli degli altri’. Eppure il Buddha mi incoraggia a fare offerte agli asceti giainisti. Beh, Signore, sapremo noi l’occasione per farlo.
Per la terza volta, prendo rifugio nel Buddha, nell’insegnamento, e nella comunità monastica. Da oggi in poi, che il Buddha si ricordi di me come un discepolo laico che ha preso rifugio a vita”.
Allora il Buddha educò il laico Upāli passo dopo passo, con un sermone sulla generosità, sulla condotta morale, e sul paradiso. Gli spiegò gli svantaggi dei piaceri dei sensi, così sordidi e corrotti, e i benefici della rinuncia. E quando sapeva che la mente di Upāli era pronta, lavorabile, libera da impedimenti, esultante, e fiduciosa, gli spiegò l’insegnamento speciale dei Buddha: la sofferenza, la sua origine, la sua cessazione, e il percorso. Proprio come un panno pulito senza macchie assorbe correttamente la tintura, su quel posto la visione pura e immacolata dell’insegnamento sorse in Upāli: “Tutto ciò che è della natura di sorgere è anche della natura di cessare”. Allora Upāli vide, ottenne, comprese, e capì l’insegnamento. Superò il dubbio, si liberò dell’indecisione, e divenne sicuro di sé e indipendente dagli altri nelle istruzioni del Maestro.
“Beh, ora, Signore, devo andare. Ho molti impegni e molto da fare”
“Prego, laico, vai pure quando vuoi”.
Allora il laico Upāli trasse piacere e gioì in ciò che il Buddha disse. Si alzò dal proprio posto, si inchinò e lo circomambulò, mantenendolo alla propria destra. Poi tornò a casa, dove si rivolse al proprio guardiano: “Mio buon guardiano, da oggi in poi chiudi il cancello ai monaci e monache giainisti, e aprilo per i monaci, le monache, i laici, e le laiche del Buddha. Se vengono degli asceti giainisti dì loro: ‘Aspettate, signori, non entrate. Il laico Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama. Il suo cancello è chiuso ai monaci e alle monache giainisti, ed è aperto per i monaci, le monache, i laici, e le laiche del Buddha. Se necessitate del cibo, aspettate qui, vi sarà portato’”
“Sì, signore”, rispose il guardiano.
Dīgha Tapassī udì che Upāli era diventato discepolo dell’asceta Gotama. Andò dal giainista Ñātika e gli disse: “Signore, dicono che il laico Upāli sia diventato discepolo dell’asceta Gotama”
“È impossibile, Tapassī, non può essere che Upāli diventi discepolo dell’asceta Gotama. Ma è possibile che l’asceta Gotama diventi discepolo di Upāli”
Per la seconda volta … e la terza volta, Dīgha Tapassī disse al giainista Ñātika: “Signore, dicono che il laico Upāli sia diventato discepolo dell’asceta Gotama”
“È impossibile, Tapassī, non può essere che Upāli diventi discepolo dell’asceta Gotama. Ma è possibile che l’asceta Gotama diventi discepolo di Upāli”
“Beh, Signore, è meglio che vada a scoprire se Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama o no”
“Vai, Tapassī, e scopri se Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama o no”.
Allora Dīgha Tapassī andò a casa di Upāli. Il guardiano lo vide arrivare da lontano. e gli disse: ‘Aspetti, Signore, non entri. Il laico Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama. Il suo cancello è chiuso ai monaci e alle monache giainisti, ed è aperto per i monaci, le monache, i laici, e le laiche del Buddha. Se necessita del cibo, aspetti qui, le sarà portato’”
Dicendo: “No, fratello, non necessito cibo”, si voltò, andò dal giainista Ñātika, e gli disse: “Signore, è vero che Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama. Signore, non sono riuscito a convincerla che non era una buona idea che il laico Upāli andasse a confutare la dottrina dell’asceta Gotama. Poiché l’asceta Gotama è un mago. Conosce la magia da conversione, e la usa per convertire i discepoli delle altre religioni. Il laico Upāli è stato convertito dalla magia da conversione dell’asceta Gotama!”
“È impossibile, Tapassī, non può essere che Upāli diventi discepolo dell’asceta Gotama. Ma è possibile che l’asceta Gotama diventi discepolo di Upāli”
Per la seconda volta … e la terza volta, Dīgha Tapassī disse al giainista Ñātika che era vero.
“È impossibile …
Beh, Tapassī, è meglio che vada a scoprire personalmente se Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama”.
Allora il giainista Ñātika andò a casa di Upāli con una grande compagnia di asceti giainisti. Il guardiano lo vide arrivare da lontano. e gli disse: ‘Aspetti, Signore, non entri. Il laico Upāli è diventato discepolo dell’asceta Gotama. Il suo cancello è chiuso ai monaci e alle monache giainisti, ed è aperto per i monaci, le monache, i laici, e le laiche del Buddha. Se necessita del cibo, aspetti qui, le sarà portato’”
“Beh, allora, mio caro guardiano, vai da Upāli è digli: ‘Signore, il giainista Ñātika sta aspettando fuori dal cancello con una grande compagnia di asceti giainisti. Vuole vederti’”
“Sì, Signore”, rispose il guardiano. Andò da Upāli e gli riferì ciò che gli era stato detto. Upāli gli disse: “Beh, allora, mio caro guardiano, prepara dei posti a sedere nella sala del cancello centrale”
“Sì, signore”, rispose il guardiano. Fece ciò che gli era stato chiesto, poi tornò da Upāli e disse: “Signore, i posti a sedere sono stati preparati nella sala del cancello centrale. Prego, vada pure quando vuole”.
Allora Upāli andò nella sala del cancello centrale, dove si sedette sul posto più alto e raffinato. Si rivolse al guardiano: “Mio caro guardiano, vai dal giainista Ñātika e digli: ‘Signore, Upāli dice che puoi entrare se vuoi’”
“Sì, Signore”, rispose il guardiano. Andò dal giainista Ñātika e gli riferì ciò che gli era stato detto.
Allora il giainista Ñātika andò nella sala del cancello centrale con una grande compagnia di asceti giainisti. Prima di allora, quando Upāli vedeva il giainista Ñātika arrivare, andava a salutarlo e, dopo che spazzava il posto a sedere più alto e raffinato con il proprio abito, lo abbracciava e lo faceva sedere. Ma oggi, dopo essersi seduto sul posto a sedere più alto e raffinato, disse al giainista Ñātika: “Ci sono posti a sedere, Signore. Prego, si sieda se vuole”.
Detto ciò, il gianista Ñātika gli disse: “Sei matto, laico! Sei ritardato! Hai detto: ‘Vado a confutare la dottrina dell’asceta Gotama’, ma ora torni catturato dalla vasta rete della sua dottrina. Immagina che un uomo vada a consegnare un paio di testicoli, ma torni castrato. O che vada a consegnare degli occhi, ma torni accecato. Allo stesso modo, hai detto: ‘Vado a confutare la dottrina dell’asceta Gotama’, ma torni catturato dalla vasta rete della sua dottrina. Sei stato convertito dalla magia da conversione dell’asceta Gotama!”
“Signore, questa magia da conversione è eccellente. Questa magia da conversione è favolosa! Se i miei cari, parenti, e amici dovessero venire convertiti da questa magia da conversione, sarebbe a loro beneficio e felicità per molto tempo. Se tutti gli aristocratici, i bramini, gli operai, e i contadini dovessero venire convertiti da questa magia da conversione, sarebbe a loro beneficio e felicità per molto tempo. Se il mondo intero, con i propri angeli, diavoli, e dei, questa popolazione con i suoi asceti e bramini, esseri celesti e umani, dovesse venire convertito da questa magia da conversione, sarebbe a proprio beneficio e felicità per molto tempo. Signore, uso una similitudine. Poiché attraverso le similitudini le persone giudiziose comprendono il significato di ciò che viene detto.
C’era una volta un vecchio bramino, su di età, e anziano. Sua moglie era una giovane ragazza bramina che era incinta e vicina al parto. Allora disse al bramino: ‘Vai, bramino, compra un cucciolo di scimmia dal mercato e portalo qui così che diventi compagno di giochi per il mio bambino’.
Detto ciò, il bramino le disse: ‘Aspetta, mia cara, finché non partorisci. Se il tuo bambino è maschio, comprerò una scimmia maschio, ma se è una femmina, comprerò una scimmia femmina’.
Per la seconda volta, e la terza volta lei disse al bramino: ‘Vai, bramino, compra un cucciolo di scimmia dal mercato e portalo qui così che diventi compagno di giochi per il mio bambino’.
Allora il bramino, per amore per la ragazza bramina, comprò un cucciolo maschio di scimmia al mercato, glielo portò, e disse: ‘Ho comprato questo cucciolo maschio di scimmia dal mercato per te così che diventi compagno di giochi per il tuo bambino’.
Detto ciò, lei gli disse: ‘Vai, bramino, porta questa scimmia da Rattapāṇi il tintore e digli: “Signor Rattapāṇi, voglio che questa scimmia venga tinta di giallo cerone, pestata, ripestata, e pressata su entrambi i lati”’.
Allora il bramino, per amore per la ragazza bramina, portò la scimmia da Rattapāṇi il tintore e gli disse: ‘Signor Rattapāṇi, voglio che questa scimmia venga tinta di giallo cerone, pestata, ripestata, e pressata su entrambi i lati’.
Detto ciò, Rattapāṇi gli disse: ‘Signore, questa scimmia può resistere a una tintura, ma non a una pestata o a una pressata’.
Allo stesso modo, la dottrina degli stolti giainisti sembra buona all’inizio, agli stolti, non agli astuti, ma non resiste sotto scrutinio o pressione.
Poi qualche tempo dopo il bramino portò un paio di abiti nuovi da Rattapāṇi il tintore e gli disse: ‘Signor Rattapāṇi, voglio che questo paio di abiti nuovi venga tinto di giallo cerone, pestato, ripestato, e pressato su entrambi i lati’.
Detto ciò, Rattapāṇi gli disse: ‘Signore, questo paio di abiti nuovi può resistere a una tintura, a una pestata, e a una pressata’.
Allo stesso modo, la dottrina del Buddha sembra buona all’inizio, agli astuti, non agli stolti, e resiste sotto scrutinio e pressione”
“Laico, il re e la sua corte ti conoscono come un discepolo del giainista Ñātika. Noi ti dobbiamo ricordare come discepolo di chi?”
Detto ciò, il laico Upāli si alzò dal proprio posto, si aggiustò l’abito su una spalla, alzò le mani giunte verso il Buddha, e disse al giainista Ñātika: “Beh, Signore, ascolti di chi sono discepolo:
Il saggio, libero dall’illusione,
senza aridità, vincitore in battaglia;
senza preoccupazioni e così equilibrato,
con virtù di un anziano e saggezza di un santo,
immacolato nel mezzo di ogni cosa:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Non ha indecisione, è soddisfatto,
gioioso, ha sputato l’esca del mondo;
ha completato il compito ascetico da umano,
un uomo che porta il suo ultimo corpo;
è senza eguali, senza macchie:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
È libero dal dubbio, è sano,
è un ammaestratore, un eccellente auriga;
supremo, con qualità brillanti,
fiducioso, la sua luce brilla;
ha tagliato la presunzione, è un eroe:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Il toro capo, immensurabile,
profondo, sagace;
il creatore del santuario, veggente,
saldo in principio e contenuto;
ha sciolto le sue catene ed è libero:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
È un gigante, vive remoto,
ha eliminato le catene ed è libero;
abile nel dibattito e puro,
con stendardo abbassato, senza desideri;
domato, non prolifera:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
È il settimo dei saggi, libero dall’inganno,
con tre conoscenze, ha ottenuto la divinità,
battezzato, conosce la filologia,
tranquillo, comprende la conoscenza;
È Sakka l’Abile, Purindada il Primo Donatore:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Il nobile, evoluto,
ha raggiunto l’obiettivo e lo insegna;
consapevole, con visione profonda,
né teso, né allentato,
imperturbabile, ha raggiunto la maestria:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Trascendente, pratica l’estasi,
senza pensieri, è puro,
indipendente e senza paura;
isolato, ha raggiunto la cima,
ha attraversato, e aiuta gli altri ad attraversare:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Pacifico, di vasta saggezza,
di grande saggezza, libero dalla cupidigia;
È il Realizzato, il Santo,
senza rivali, senza eguali,
sicuro, e raffinato:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo.
Ha tagliato la brama e si è risvegliato,
senza fumo, incontaminato;
uno spirito potente degno di offerte,
migliore fra gli umani, inestimabile,
imponente, ha raggiunto il picco della gloria:
lui è il Buddha, e io sono suo discepolo”.
“Ma quando hai composto queste lodi delle belle qualità dell’asceta Gotama, laico?”
“Signore, immagini un grosso mucchio di vari fiori diversi. Un abile fabbricante di ghirlande o il suo apprendista li sa legare per formare una ghirlanda colorata. Allo stesso modo, il Buddha ha molte belle qualità da lodare, molte centinaia di belle qualità. Chi, Signore, non loderebbe chi è degno di lode?”
Incapace di sopportare le lodi in omaggio al Buddha, il giainista Ñātika sputò sangue caldo sul posto.
Om den här översättningen
Giovanni Zappa · CC0
Må alla varelser vara lyckliga